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Un bambino può insegnare sempre tre cose ad un adulto:

1. A essere contento senza motivo.

2. A essere sempre occupato con qualche cosa.

3. A pretendere con ogni sua forza quello che desidera.

(Paulo Coelho)

Sono seduta sul divano a fissare il nostro albero di Natale ancora spoglio, tanti piccoli grandi e colorati regali lo circondano, quest’anno ci siamo davvero superati ma … avevamo da festeggiare più degli altri anni sai? Volevo condividere questa immensa felicità dal momento che il regalo più grande io l’ho già ricevuto, prima di tutti voi che state leggendo … quel regalo che non può essere scartato adesso, non un regalo di quelli comuni, di quelli che ti toccano il cuore, che ti emozionano tanto, che ti fanno fantasticare tutto il giorno … il mio regalo sei tu, piccolo esserino ancora senza un nome ❤️🤰

Sei arrivato in punta di piedi, quelli che non avevi ancora ma che adesso sono definiti, come le tue manine. Te ne stai lì, nel tuo nido, protetto da tutto quello che non conosci ancora. Non puoi ancora vedere ma mi dicono che senti, che cominci a prendere confidenza con i rumori, con le voci, con la mia voce, con tutti quelli che mi stanno intorno e che mi amano, e che ti amano già.

Chi l’avrebbe mai detto…

Eppure sono qui, ad ascoltare musica, a fantasticare su come sarai, a chi somiglierai, alle emozioni che proveremo, alle emozioni e alle sensazioni che proverai. Il mio corpo sta cambiando, sta crescendo il pancino, qualcuno dice di vedermi diversa, qualcun altro ripropone già una serie di detti in modo da capire quale sarà il tuo sesso ma, che importa ? Sembra tu stia bene, per cui nessuna fretta 😊

Non immaginavo fosse così facile abituarsi a te: insomma, si dice sempre che le donne vivano male i loro cambiamenti in questi momenti, eppure a me sembra di vivere ogni giorno un nuovo miracolo. Ma ci pensi? Sei dentro di me e cresci velocemente, ti prepari ogni giorno per presentarti a tutti noi in splendida forma, sguazzi come un pesciolino e cerchi di capire anche tu in fondo cosa ti stia accadendo, per cui come si fa a preoccuparsi del solo aspetto fisico? Pazienza, sarò meno attraente del solito 🤪🤪 ma basti tu a rendermi luminosa e sicura di me. Sei già famoso… parlano tutti di te, e potresti persino collezionare più vestiti e scarpe di mamma e papà messi insieme, hai già una piccola raccolta di tutine da far invidia a tutti. So già che sarai la parte migliore di me, di noi, e ripongo in te tutte le speranze che si hanno quando si comincia un nuovo progetto, quando si ha un sogno grande nel cassetto, quando si desidera qualcosa con tutti se stessi.

Mi piace pensarti li, a ciucciare il dito, a rotolarti, a cambiare mille volte posizione, a sintonizzarti sulle note delle nostre voci … mi piace pensarti felice, curioso di conoscerci, capace di trasmettere grandi emozioni, capace di provare grandi emozioni nonostante le tue minime dimensioni.

E questa frase, I CAN’T STOP THINKING ABOUT YOU, scritta di getto su un pezzo di carta? … ti sembrerà forse stupido ma è tratta da una canzone che canticchia il tuo papà pensandoti … perché non smettiamo un attimo di pensarti, perché non possiamo smettere di pensarti! ❤️

L. D.

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Intolleranza 3.0

31 anni … stai crescendo. Eppure vivi sempre nel tuo piccolo e burlesco personaggio, creatosi piano piano, giorno dopo giorno, esperienza dopo esperienza. Hai conosciuto molta gente, di diversa età, pensiero, provenienza. Ti sei fatto le ossa vivendo da solo, hai affrontato le tue paure e hai imparato dalle cadute, mai completamente da solo. Non è sempre andato tutto come immaginavi, nel bene e nel male, ma poco importa… sei una grande persona, ne sono certo! È tempo tuttavia di riflessioni, di cambiamenti, di scelte. Se prima credevi di vitale importanza essere considerato l’amico di tutti, oggi sei pronto a stare anche da solo, preferisci scegliere con chi condividere e valorizzare il tuo tempo, preferisci dare un nome e un luogo alle priorità.

E allora la parola d’ordine è “selezione”:

• si sceglie cosa ci piace davvero mangiare ( invece di riempire lo stomaco con qualsiasi cosa ci venga proposta, del resto il cibo è uno dei piaceri più grandi della vita 😜);

• si sceglie il lavoro che più ci soddisfa;

• si scelgono le amicizie, i compagni di viaggio, l’amore. Si ha meno paura di dire “no”, di frequentare nuove compagnie, di andare a destra mentre solitamente ti recheresti a sinistra;

• si sceglie un modo, di fare, vivere, stare al mondo.

Insomma, si diventa intolleranti !

Un po’ come quando abusi di una pietanza per poi scoprire che la sua assunzione crea dei disagi, e così cominci a prenderne le distanze fino ad evitare ogni tipo di contatto. O quando un’overdose ti spinge a mettere un punto.

Perché costringersi e costringere qualcuno? Perché passare le ore ad aspettare la risposta di qualcuno, che puntualmente arriva troppo tardi, rovinando i nostri progetti? Perché rinchiudersi nello schema che qualcuno pensa sia giusto per noi, senza pensare per un attimo a quello che potremmo essere e realizzare seguendo ciò in cui crediamo? Tutti i giorni abbiamo a che fare con gente e cose e posti che non ci piacciono, non reagiamo, “non insultiamo” e spieghiamo a chi ci ha tagliato la strada che avrebbe potuto farci molto male, non ci permettiamo di avanzare un cibo che non ci ha colpito in alcune situazioni (per bon ton o per paura di essere giudicati), non prendiamo una posizione per paura che questo possa farci sentire non accettati. E così ci confondiamo tra le tante facce anonime già viste, vittime di noi stessi, incapaci di far qualcosa per lasciare un segno, cambiare.

Mi chiedo a cosa possa portare tutto questo se non ad un impoverimento generale. Servono battiti forti, voci calde, sguardi decisi, strette di mano convinte, scelte ( poco importa se totalmente giuste). E così sei intollerante. Non tolleri più la strafottenza, la mancanza di coerenza, la presenza inetta, l’ingratitudine, la superficialità, ogni tipo di abuso, la maleducazione, l’invadenza. Sei intollerante alle false amicizie, ai luoghi comuni, alle domande che non meritano risposta. E cominci a correre da solo, alla ricerca di qualcuno sulla tua stessa lunghezza d’onda. Corri per star bene, per raggiungere il tuo centro, il tuo benessere, con o senza tutto quello che ti ha permesso di essere qui, adesso, o magari con qualcosa in più.

Let me say

“ Non hai bisogno di feedback gentili, hai bisogno di feedback sinceri “ …

Oggi mi sono imbattuta in questo messaggio. L’ho riletto più volte, ho sospirato, mi sono fermata spesso a pensare e ripensare a cosa potesse significare anche per me. L’articolo che lo conteneva si soffermava molto sull’etimologia della stessa parola: feed (nutrire) e back (indietro), ovvero restituire nutrimento, rispetto a un input che abbiamo dato; nutrimento positivo o negativo, ad ogni modo capace di aiutarvi a crescere e migliorare.

E nel corso delle giornate, dei mesi, degli anni, non facciamo che ricevere feedback più o meno sinceri dalle persone che ci circondano: complimenti più o meno sentiti, più o meno veri, riflessioni che sembrano frecciatine, accuse puntate solo per invidia e via dicendo. Sono sempre stata abbastanza testarda da vedere quasi in malo modo i pensieri degli altri su me stessa, non perché mi credessi chissà chi o cosa, ma perché in fondo ho sempre pensato non tutti fossero abbastanza capaci di esprimere in maniera oggettiva e costruttiva un parere. Non generalizzo, si intende … ma quanti luoghi comuni ?! Provate a rifletterci giusto un attimo … sei donna, sposata, madre, piccola/o, appena laureato/o, senza esperienza, hai studiato questo o quest’altro, sei anziano, sei snob, sei secchione, sei attraente, non sei Smart … insomma, potrei continuare per ore. Ognuno potrebbe instancabilmente aggiungere charm al Pandora che porti addosso, fatto solo di aggettivi in qualche modo facilmente attaccabili. Ci sarà sempre la cara amica che qualunque cosa tu indosserai avrà un buon complimento da regalarti, giusto per aggiudicarsi la tua vicinanza; ci sarà sempre chi non si esporrà per paura di essere giudicato e di far parte di un “partito” piuttosto che un altro … ci sarà l’amica, forse stronza, in grado di dirti sinceramente se un pantalone stringe tanto al punto da evidenziare qualche difetto che potresti invece valorizzare indossando qualcos’altro; ci sarà poi chi, per pregiudizi incomprensibili, non riconoscerà mai il valore di qualcuno perché ciò vorrebbe dire dover ammettere di essersi sbagliato.

Ecco … dopo una serie di paragoni e luoghi comuni, pensi anch’io di aver esigenza di ricevere solo feedback sinceri. Nessuno me ne voglia ma, che farsene di chi compra la stima di qualcuno con falsi complimenti per poi vivere all’ombra di frustrazioni perenni? Che farsene di false ricompense che nascondono tuttavia critiche severe scandite da altrettante invidie e pregiudizi ? Preferisco critiche costruttive, confronti che valorizzano e aiutano ad affrontare un nuovo percorso, preferisco piuttosto chiudere capitoli anche abbastanza lunghi, piuttosto che continuare a leggere libri noiosi e inutili e a star sempre dietro le quinte, lavorando sodo per garantire a qualcun altro di esordire come prima donna sul palco!

Preferisco personalità … preferisco sincerità … e perché no, magari con contorno di gentilezza 😉

Kiss,

L.D.

L’imperfezione

Avete mai ascoltato, letto o sentito dire delle parole tanto amate dal nostro caro Papa Francesco? Si tratta di parole semplici come prego, scusa e grazie, così semplici da comunicare concetti tuttavia molto importanti. Scusa, la capacità di far pace, con la premessa quindi di aver magari litigato, avere la capacità di riconoscere di aver sbagliato, peccato in qualcosa, e tuttavia cercare un ricongiungimento. Prego, come a portar rispetto, da donare a partire proprio dalla famiglia. Grazie, per valorizzare ogni membro della famiglia riconoscendone la gratitudine che merita di ricevere.

Perché fermarsi a rifletterci su? Perché col passare del tempo mi rendo conto di quanto siano cambiate le famiglie, le relazioni, le amicizie, i rapporti in generale. La fretta, l’apparente assenza di tempo, il menefreghismo, l’opportunismo, l’indifferenza, i cellulari e i social (perché no), la televisione, la differenza generazionale, il sesso, le diverse esperienze, la presunzione, la sensazione di onnipotenza, insomma troppe piccole cose influenzano il rapportarsi con l’altro, spesso in maniera negativa. Ci si sente sempre in diritto di chiedere e di ricevere, senza quasi mai preoccuparsi di cosa costi regalare qualcosa (che sia tempo o cose o sentimenti). Ci si sente in diritto di puntare il dito, senza neanche rendersi conto che lo stesso atto di additare qualcuno presuppone che le altre quattro dita della mano siano rivolte verso se stessi. Si tende ad approfittare della disponibilità di qualcuno e a scandire ogni suo singolo difetto, sempre senza vedere oltre al proprio naso.

In famiglia, quella di origine intendo, così come all’interno di un qualsiasi gruppo (non del tutto scelto, dal momento che i componenti sono sempre vari), il conflitto è inevitabile, così come inevitabili sono le difficoltà relazionali, e questo credo sia importantissimo per garantirne il suo corretto funzionamento. Vivere tutti sotto una perfetta e indistruttibile campana di vetro renderebbe ogni rapporto privo di interesse, perfetto al punto da risultare finto. I conflitti tuttavia stancano, avviliscono, sottraggono energie, allontanano … al punto da generare quasi disinteresse. Ed è quindi fondamentale tenere bene a mente quelle tre sante parole, per l’appunto grazie, prego e scusa. Semplice, no? E invece siamo tutti contro tutti, nei nostri piccoli grandi orticelli, a scagliarci addosso pietre, a scansare gli attacchi, a parare i colpi, a cercare alleanze, ad isolarci. C’è chi si sente il più forte, il più duro, chi non ha mai bisogno di scusarsi poiché perfetto, chi non vorrebbe mai scontrarsi per paura del confronto, chi non torna indietro su suoi passi, chi accumula rancore, chi mette una pietra su per poi rilanciarne una di peso maggiore al momento giusto. Siamo imperfetti, del resto, e purtroppo o per fortuna (non l’ho ancora capito 🤣) non possiamo sempre selezionare del tutto le conoscenze. La conclusione ? Forse nessuna, se non quella di prendere una posizione. A volte basterebbe fare un piccolo passo indietro, dosare parole, espressioni, essere un po’ più umili, contate fino a … valutate pure voi 😜 e amare l’imperfetto tuo prossimo come te stesso ❤️

L’incontro di due personalità è come il contatto tra due sostanze chimiche; se c’è una qualche reazione, entrambi ne vengono trasformati.

L.

Buon viaggio ❤️

È divertente osservare i volti di chi si sveglia all’alba e anche prima pur di prendere l’aereo per un lungo o breve viaggio. Tutti stanchi, stravolti, afflitti, con la voglia di crollare beati su un qualsiasi letto in qualsiasi parte del mondo … ma con una strana luce in volto! Quella di chi ha la possibilità di regalare/regalarsi un istante di felicità. C’è chi parte per una lunga vacanza, un week end, un addio al celibato/nubilato (non si senta escluso chi viaggia per lavoro 😜). Le motivazioni che spingono a cambiare direzione sono molteplici: cibo, cultura, sagre, famiglia e chi più ne ha più ne metta. Vi siete mai chiesti perché siamo spinti dalla voglia irrefrenabile di spostarci? A volte penso esista come una sorta di calamita capace di attrarre a se chi ha a sua volta una sorta di sensore in grado di intercettare le emozioni che solo l’esperienza del viaggio può trasmettere. E allora, in questi lunghi minuti che mi tengono in trappola tra il mondo che lascio e quello che sto per raggiungere, penso al viaggio in senso lato, alle esperienze vissute, a quelle sconosciute e che si paleseranno, a quelle che ho scelto di vivere da qui a poco. Se la valigia identifica il viaggio, non è forse vero che in qualsiasi parte del mondo, pur restando sdraiati sul divano, sia possibile viaggiare? Con la mente, si intende. Tra i ricordi, tra le aspettative, nelle fotografie di altra gente e nei loro rispettivi ricordi, sfogliando un libro, fantasticando. Come sarebbe se fossimo questo o quest’altro? E se facessimo questa o quell’altra vita? E se avessimo intrapreso un’altra direzione? E se il mio posto nel mondo non fosse quello in cui attualmente sto? E non c’è risposta corretta a nessuna di queste domande, forse la scelta più azzardata è quella di rischiare, di non lasciarsi avvolgere dai viaggi mentali ma di viverli, in prima persona, qualunque sia la destinazione. Un po’ come guidare a caso per le vie della città per conoscerla meglio, perdendosi in strade che scopriremo poi senza uscita, in sensi unici, in doppi sensi non troppo comprensibili. Il viaggio, qualsiasi esso sia, permette di regalarsi emozioni forti, la conoscenza di usi diversi, gente diversa, sapori vicini o totalmente lontani da quelli che siamo abituati a vivere, colori, luoghi, culti. Il viaggio in un modo o nell’altro ci cambia, ci rende persone sempre più complete, interessanti, curiose. Un viaggio ci completa, rappresenta un’esperienza magica… un viaggio ci aiuta a metterci in gioco, a venir fuori da preconcetti e campane di vetro, a confrontarci, a rendere speciale il nostro percorso. E nel viaggio, non ci saranno foto che potranno rendere giustizia agli innumerevoli paesaggi che ci toglieranno il fiato, non ci saranno abbastanza parole per definire quanto il cuore sia pieno di gioia. Incontreremo sempre persone speciali, vivremo giornate perfette, quelle giornate che ci inviteranno a riflettere sul tempo, la sua valorizzazione, le nostre scelte, quelle giornate che vorresti non finissero mai perché semplicemente paradisiache. E siamo sempre in viaggio, sapete? Se lo si vuole, la vita può trasformarsi in un viaggio intenso, dove l’importante è scegliere i giusti compagni, talvolta decidere di percorrere la strada da soli, avere il coraggio di cambiare direzione, seguire l’istinto, cambiare, arrivare sempre in ritardo e correre quanto più possibile o godersi ogni istante con calma… e poi ricordarsi sempre che tutto ciò di cui abbiamo bisogno per questo viaggio sono le persone che ci riempiono il cuore, quelle che qualsiasi cosa faremo, qualsiasi strada sceglieremo, ci accompagneranno sempre! Buon viaggio!

Inside Out: La realtà in un cartone

L’altra sera mi sono letteralmente attaccata al televisore a guardare INSIDE OUT. Lo avete mai visto? Un cartone semplice, coloratissimo, tanto vero e senza dubbio emozionante. Perché si, di emozioni si è parlato lungo tutti i minuti della pellicola. Le emozioni presentate come forse non le avevamo ancora immaginate: Gioia, un personaggio divertente che in ogni momento prova a mettere un po’ di colore nelle giornate della bambina a cui è legata; paura, immaginabile come un impiegato che pensa sempre di perdere il suo posto, ma che scopre poi quanto sia fondamentale; la rabbia, un piccolo pupazzetto rosso che se stuzzicato è causa di comportamenti un po’ particolari; disgusto, che quasi vomita alla vista dei broccoli; tristezza, un buffo personaggio dagli occhiali grandi, sempre giù di corda, si intende! Tutti insieme vivono nel centro di controllo che guida le emozioni, gli atteggiamenti e i pensieri di una bambina. È così che scopriamo pian piano cosa voglia dire crescere, in tutte le fatiche, le gioie, le paure e le delusioni che il percorso della crescita comprende. Ci perdiamo nelle reazioni di padre, madre, bambina, amici, professori: ciascuno ha il suo centro di controllo, ciascuno con i propri personaggi variopinti, con le proprie esperienze, i ricordi “base” su cui fondare un’intera esistenza, i ricordi che si creano giorno dopo giorno. Buffissima la conversazione a tavola tra la bambina e i suoi genitori, i momenti in cui siamo in preda alla guida della collera e perdiamo di vista qualsiasi atteggiamento giusto, ci arrabbiamo più o meno per niente e siamo causa e conseguenza delle emozioni di chi ci sta intorno. Ho pensato: “wooooow, è davvero questo quello che accade mentre ci confrontiamo con gli altri?”. Insomma, in ogni mente con cui entriamo in contatto ci sono davvero tutti questi piccoli attori che, a seconda del loro ruolo, modificano completamente una giornata? E pensare che, nonostante tutto, tutti gli attori sono principali, non credete? La gioia riempie le giornate di positività e ottimismo, la paura rende un po’ più concreto ogni pensiero, la rabbia permette di farci sentire vivi e di non permettere agli altri di calpestarci, la tristezza fa sì che si possa come dire valorizzare ciò che abbiamo avuto o ciò che abbiamo e ci riporta con i piedi per terra, disgusto invece ha credo il compito di evitare che qualcosa di spiacevole possa turbarci (qualsiasi cosa, intendo cibo, odori, atteggiamenti, posti, persone…). Insomma, pensate a quanto sia speciale tutto ciò!

Quello che penso è che un cartone abbia avuto la capacità di aiutarmi a riflettere sul mio quotidiano, sul modo in cui interagisco, sugli atteggiamenti che subisco, sulle idiozie che sono “costretta” a vedere e ascoltare. Abbiamo sempre la facoltà di scegliere, per fortuna e sfortuna in certi casi… forse sarebbe il caso di scegliere la cosa giusta, lasciando intervenire con parsimonia ciascuno dei personaggi dai quali dipendono le nostre azioni e reazioni!

Kiss,

Letizia

Prima…vera…umanità

21.03.2018

Primavera! Benvenuta primavera… o almeno si spera 😆

Stenti ad arrivare, ti fai desiderare, accenni giornate incerte e cupe a giornate da cieli azzurri e sole timido, non vuoi proprio scaldarci, e resti ancora lì, distante, un po’ “fredda”. È una primavera che sa di avvenimenti tristi. Ci pensate mai? Non c’è giorno che passi senza che il telegiornale, i quotidiani, i social non parlino di massacri, omicidi, violenze, abusi. Siamo sempre più indifferenti. Quasi non ci stupiamo più di niente, sembra di far parte di un gioco nel quale vince chi si fa più male, chi la fa più grossa. Ma come siamo arrivati a questo punto? Come abbiamo fatto a diventare così cinici, diffidenti, così distanti nonostante la maggior parte di noi viva di social network? Quando abbiamo smesso di essere pazienti e umili e abbiamo iniziato ad usare armi, picchiare la gente, terrorizzare donne bambini anziani e coppie per strada? Quando è successo di esser passati dalla modalità ON alla modalità AEREA? Siamo come atrofizzati. Non ci importa di niente, passiamo da una notizia di cronaca nera all’altra senza batter ciglio, come se per stupirci dovesse scoppiare la terza guerra mondiale … e chissà, probabilmente non ci stupiremmo neanche in quel caso. Ma ad essere sincera non mi spaventa quello che vedo oggi, quanto più quello che potrei vedere domani. Ci pensate mai? Pensate mai a tutte queste cose mentre continuate a far shopping, a godervi le vostre serate con gli amici, a ridere, a ubriacarvi di vita? Pensate mai che dalla nostra indifferenza potrebbe pian piano svilupparsi una società del niente ? E che per farsi “rispettare” poi bisognerebbe solo dimostrarsi semplicemente il più forte? Senza filtri, senza limiti, senza regole. Siamo niente senza gli altri, da soli possiamo definirci invincibili, intelligenti, forti, ma è il gruppo a fortificarci. Quello stesso gruppo che talvolta ci porta a percorrere strade che probabilmente non avremmo intrapreso da soli, chissà, quel gruppo che fa commettere sciocchezze … oppure, quel gruppo che capisce, si prende cura di ogni suo elemento, ha a cuore il benessere dell’altro.

E allora, primavera, se non mi ascolta nessuno parlo con te, poggia fiori sui cannoni, sulle armi, sulle frasi cattive, sugli uomini duri e sulle tragedie … fai luce in quelle strade dov’è ancora buio o dove la neve si poggia per nascondere i difetti. Fa che sia primavera in ogni angolo di mondo.

“Non puoi nasconderti se sei nato per emergere” !

Ieri sera sono stata al cinema a vedere WONDER, ne sono rimasta colpita al punto da voler condividere le emozioni che ho provato. Wonder, come dire meravigliarsi, stupirsi, ed è quello che farete ad ogni scena. La storia di un piccolo ometto sfigurato dalle molteplici operazioni che gli hanno permesso di sentire, respirare, vedere, ma che gli hanno restituito in cambio un aspetto sgradevole. Dopo aver vissuto sotto una campana di vetro, protetto dall’amore dei genitori e della sorella, deve tuttavia intraprendere la sua strada e cominciare ad andare a scuola come tutti gli altri ragazzi della sua età. L’inizio non è dei più semplici e si ritrova a fare i conti con un mondo difficile da gestire, i bulli, con bambini e adulti che lo guardano schifati, che lo insultano, lo evitano, lo deridono, lo emarginano. Ne soffre molto ma con lui ogni singolo componente della famiglia, in maniera diversa e per motivi differenti, si intende. Ma la svolta si ha quando il piccolo Auggie si rende davvero conto che in fondo si è tutti diversi, che nonostante il suo aspetto è possibile avere dei veri amici e che niente può fermarlo. La frase pronunciata dalla sorella Via è come dire travolgente ” Non puoi nasconderti se sei nato per emergere” ! Un inno alla vita, a non arrendersi, a camminare a testa alta nonostante le intemperie, a resistere alla tentazione di omologarsi rinunciando alla propria diversità, alle proprie caratteristiche, a ciò che ci rende unici e speciali. Il film racconta di tante cose in cui credo, la gentilezza a priori, l’amicizia, la famiglia, la fiducia, e guardarlo vuol dire sentirsi letteralmente catapultati in un mondo dentro il quale non abbiamo forse mai voluto dare un’occhiata, perché troppo impegnati con la nostra quotidianità. Il mondo di tutti quelli che qualche volta nella vita o ogni santo giorno ci sono sentiti “strani” o “diversi” o fuori posto, inadeguati, e che ad un certo punto scoprono quanto ci si possa avvicinare agli altri. Auggie ci insegna a non lasciarci andare completamente, a guardare il mondo con occhi diversi e perché no, a fantasticare quando qualcosa non va come vorremmo, in modo da addolcire la condizione presente. I suoi genitori ci insegnano a non aver paura di reagire, a non smettere di amare una creatura, qualunque sia il suo aspetto, ci insegnano il coraggio, ad andare oltre le apparenze, il senso di famiglia, con tutti i difetti e gli sbagli del mestiere (come quello di “stare addosso” al loro bambino o di trascurare l’altra figlia). La sorella ci insegna a non essere invidiosi dell’altro, soprattutto se si riconosce il bisogno estremo di cure e di affetto, ci insegna ad amare incondizionatamente. E tutti gli altri, adulti e non, ci insegnano tutto quello che potremmo evitare e dovremmo imparare: un animo buono può nascondersi in panni sporchi e vecchi o in panni nuovi, in corpi malati o sani, non si dovrebbe quindi puntare il dito a prescindere, non si dovrebbe emarginare, non si dovrebbe essere scortesi perché l’altra persona sta comunque combattendo a sua volta una battaglia più o meno ardua e non merita di ricevere ulteriori scossoni. Ci pensate? Quante volte abbiamo dato del diverso a qualcuno costringendolo magari ad abbandonarsi a se stesso, obbligandolo quasi a mollare, a rifiutare la vita! E tutto per sentirci più forti, più uguali, più uniti. Quante volte abbiamo trattato male qualcuno solo per il suo aspetto! Quante altre volte lo faremo? Che genere di persone siamo? Che genere di persona sei tu? Non è forse questa la cosa più importante di tutte? Non è forse questo il genere di domanda che dovremmo fare a noi stessi tutto il tempo? Che genere di persona sono io?

Sarebbe figo saper riconoscere i propri errori, ricominciare, ricordare che siamo umani, capaci di provare sentimenti, di imparare dai nostri errori, smetterla di trattare gli altri come non vorremmo mai ci trattassero, sperimentare la gentilezza, combattere le proprie paure e star bene insieme, accettandosi così come si è, talmente uguali ma così maledettamente diversi !

Buona fine e buon principio

“Voglio che ogni mattino sia per me un Capodanno. Ogni giorno voglio fare i conti con me stesso, e rinnovarmi ogni giorno.” (Antonio Gramsci)

Ci risiamo! Sta per concludersi un altro anno e come ogni volta non possiamo che fare una sorta di riepilogo degli eventi più importanti, delle situazioni spiacevoli che avremmo voluto non si verificassero, delle persone che sono entrate piacevolmente nella nostra vita senza preavviso e che hanno conquistato un posto privilegiato, di quelle che abbiamo deciso col tempo di frequentare un po’ meno per diversi motivi, delle cose che avremmo voluto fare e che alla fine non abbiamo ancora fatto, delle frasi dette e di quelle non dette, dei viaggi organizzati o meno, delle promesse più o meno mantenute. Non ricordiamo forse neanche più quali fossero i precedenti buoni propositi, per cui non sempre riusciamo oggettivamente a fare un sano confronto, ma siamo pronti a scriverne di nuovi per il 2018. Ci avete già riflettuto? A che punto della vostra vita vi trovate? Vi sentite davvero pronti per affrontare un nuovo anno e per chiudere quello in corso o avete ancora qualcosa in sospeso? Mi sono riproposta di scrivere i miei buoni propositi, stavolta non voglio barare! E perché no, magari con scadenze credibili 😜💪🏻

Anche stavolta ho già sentito da qualcuno che questo è stato l’anno più freddo, caldo, triste, disastroso, strano mai vissuto. Ma lo pensate davvero? Insomma, rifletteteci un po’ su: è come guardare un film, mi disse una volta un caro amico, uno di quei film che ti tengono col fiato sospeso, che ti tengono inchiodato alla poltrona e che ti prendono forte. La trama si sviluppa progressivamente prendendo ogni singolo senso, ma ad un certo punto, purtroppo, il finale non è proprio come immaginavi. Ma sarebbe riduttivo, banale, criticare l’intero film concludendo con un clamoroso “deludente, bruttissimo”. Non è la fine a decretare il successo o meno della pellicola, quanto tutto il succedersi delle sequenze, ciò che il regista aveva in mente, le scene, le ambientazioni, gli attori e la loro interpretazione, il fil rouge, le emozioni suscitate, ciò che ci ha trasmesso. E ogni anno è come il film appena descritto: ci han detto che la perfezione non esiste, che non sempre o quasi è possibile ottenere proprio tutto quello che desideriamo, che non tutto il male viene per nuocere e che c’è sempre una ragione per tutto ( o almeno proviamo a giustificare quanto più possibile). Per cui, l’ideale sarebbe analizzare oggettivamente quanto abbiamo vissuto, augurandoci di avere sempre la forza di riprenderci dalle batoste, dalle delusioni, dalle intemperie; la pazienza di aspettare tempi migliori, il nostro momento giusto, di aspettare in generale; la gentilezza, anche quando non riceviamo atti di dolcezza; grinta e voglia di fare, la capacità di cambiare ciò che non va bene, la capacità di prendere decisioni. Non nascondetevi dietro frasi fatte e siate sinceri con voi stessi: ne avete vissute di cose belle, lasciate siano queste a permettervi di superare i momenti bui, non isolatevi, circondatevi di vita e non permettete a nessuno di imprigionarvi in un posto e in una situazione che non vi appartiene davvero. I miei buoni propositi per il prossimo anno? Nessuno… ho intenzione di godermelo fino in fondo in modo da non dovermi ritrovare a pensare a niente guardando indietro ❤️

Vi lascio con un augurio a cui sono particolarmente legata, nella speranza che questo nuovo pezzo di vita possa arricchirvi cuore e anima.

Non ti auguro un dono qualsiasi, ti auguro soltanto quello che i più non hanno. Ti auguro tempo, per divertirti e per ridere; se lo impiegherai bene potrai ricavarne qualcosa. Ti auguro tempo, per il tuo fare e il tuo pensare, non solo per te stesso, ma anche per donarlo agli altri. Ti auguro tempo, non per affrettarti a correre, ma tempo per essere contento. Ti auguro tempo, non soltanto per trascorrerlo, ti auguro tempo perché te ne resti: tempo per stupirti e tempo per fidarti e non soltanto per guadarlo sull’orologio. Ti auguro tempo per guardare le stelle e tempo per crescere, per maturare. Ti auguro tempo per sperare nuovamente e per amare. Non ha più senso rimandare. Ti auguro tempo per trovare te stesso, per vivere ogni tuo giorno, ogni tua ora come un dono. Ti auguro tempo anche per perdonare. Ti auguro di avere tempo, tempo per la vita. (Elli Michler)

Rotoliamo verso sud

Ci siamo. Dopo varie peripezie e qualche chilo di troppo, valigie pronte ed eccoci in macchina, musica a palla, tanti argomenti di cui parlare per le prossime 10h (o più 😜). Direzione? Famiglia del sud. Eh già, rotoliamo dritti verso sud, verso casa, l’altra casa, quella di sempre, quella dei genitori, di nonna, degli amici, delle marachelle, del mare, del cuore.

In questo viaggio ho giusto qualche oretta per pensare alla famiglia, ma non più solo a quella di origine, quanto più a quella che nella cultura Hawaiana viene definita con la parola OHANA: famiglia in senso esteso, la relazione stretta, adottiva o intenzionale; Ohana per dire che famiglia e amici sono uniti assieme e che devono cooperare e ricordarsi gli uni degli altri. Mi ci ha fatto pensare una New entry, chiamiamola così, un nuovo pezzo della mia ohana. In questo viaggio verso la famiglia di sangue non posso che ricordare che nessuno, in quella che immaginiamo FAMIGLIA, può essere dimenticato o abbandonato, nonostante l’età, il sesso, le scelte. Mi piace pensare che ci sia sempre un motivo per ogni cosa. C’è un motivo per cui nasciamo all’interno di una determinata famiglia, cresciamo tra alcune mura piuttosto che in altre: alla nascita una, due o più persone ci hanno desiderato tanto, ci hanno accolto e con noi hanno condiviso un percorso fatto di insegnamenti, rimproveri, momenti divertenti e un po’ più seri. Ci hanno accompagnato lungo un percorso durante il quale abbiamo dovuto imparare qualsiasi cosa, letteralmente dalla A alla Z, ci hanno fornito gli strumenti per affrontare ogni nostra giornata. Quella FAMIGLIA è stata fondamentale e col tempo ne abbiamo apprezzato il significato, al punto da identificare successivamente anche altri componenti come parti integranti di quella cerchia. Al suo interno abbiamo pian piano permesso l’ingresso ad amici, a persone con cui abbiamo condiviso solo un pezzo di strada, abbiamo rivisitato il significato e rivisto le persone e siamo giunti alla conclusione che è importante scegliere dei degni compagni di viaggio che ci accompagnino lungo la via. Famiglia è un dato di fatto: così come ne fanno parte alcuni colleghi, con cui condividiamo senz’altro buona parte della giornata; famiglia è chi condivide casa, che ti riempie d’amore in ogni momento della giornata e con cui vorresti poter condividere anche il tuo futuro; famiglia sono gli amici di sempre, quelli a cui probabilmente perdoneresti qualsiasi cosa, anche le assenze prolungate; famiglia è chi è capace di renderti felice e chi ti conosce meglio delle proprie tasche; famiglia è poter contare sulla presenza di una spalla forte, un abbraccio, la fiducia di qualcuno, un bastone quando si è stanchi, il riparo dalle intemperie, la giusta cura, la giusta medicina. Famiglia è chi è capace di toccarti il cuore piano ma di riempirlo di emozioni forti. Famiglia è non dimenticarsi mai da dove si viene e soprattutto chi si è diventati grazie ad ogni singolo pezzo di cui si compone. Famiglia è tornare in quei posti che non dimenticheremo MAI, ritrovare persone che non scorderemo MAI. Famiglia è sapere che ovunque sei qualcuno tiene davvero a te e che per quel qualcuno sei importante. Famiglia è potersi sentire se stessi senza riserve, anche quando fuori è buio o quando non ci si sente apprezzati se non dietro una o più maschere. Famiglia non è solo legame di sangue, ma avere la fortuna di creare una relazione importante con chi ci permette di essere persone migliori, con chi colore le nostre giornate, con chi ci dona se stesso senza chiedere nulla in cambio, con chi ci fa stare bene, con chi non ha importanza il tempo ma la qualità anche di un solo minuto. Famiglia è avere la certezza che ogni pezzo di puzzle è al posto giusto e che il disegno finale è un piccolo grande miracolo.